Agosto 2006


"La cosa piu’ ingiusta della vita è come finisce.
Voglio dire: la vita è dura e impiega la maggior parte del nostro tempo…
Cosa ottieni alla fine? La morte.
Che significa! Che cos’è la morte?
Una specie di bonus per aver vissuto?
Credo che il ciclo vitale dovrebbe essere del tutto rovesciato.
Bisognerebbe iniziare morendo, così ci si leva subito il pensiero.
Poi, in un ospizio dal quale si viene buttati fuori perchè troppo giovani.
Ti danno una gratifica e quindi cominci a lavorare e per quarant’anni,
fino a che sarai sufficientemente giovane per goderti la pensione.
Seguono, feste, alcool, erba e il liceo.
Finalmente cominciano le elementari, diventi bambino, giochi e non hai
responsabilità, diventi un neonato, ritorni nel ventre di tua madre, passi
i tuoi ultimi nove mesi galleggiando, e finisci il tutto con un
bell’orgasmo!"
WOODY ALLEN

Non c’è che dire, Woody è sempre il migliore! Non solo nei film spettacolari che fa, ma anche nelle sue considerazioni sulla vita!

Ieri sera sono tornata a casa dopo la mia vacanzina al mare… e oggi sono già combattiva e pronta a sistemare tutte le cose lasciate in sospeso prima della partenza!
C’è da dire che, per ora, non ho commenti sulle vacanze… forse devo darmi il tempo di elaborare qualche pensiero un po’ più profondo di "Oddio, mi attende un nuovo anno di lavoro!"!
Ma nel frattempo propongo una visitina al sito del bellissimo e bravissimo Superwoody, artista visto e (molto) apprezzato sul lungomare viareggino durante una delle nostre lunghissime passeggiate serali… buon divertimento!

Nonostante il fatto che oggi sia Domenica, e che sia il 6 di Agosto, ho scoperto di avere ancora voglia di fare letture "impegnate". Certo, il mio unico neurone (peraltro zoppo…) mi consente di comprendere a fondo il contenuto di ciò che leggo a fasi alterne, ma non ci si può lamentare.
Infatti, leggendo "Il secondo diario minimo" di Eco mi si è improvvisamente riavviato il cervello quando mi sono imbattuta nel brano che riporto qua di seguito:
<<COME NON DIRE "ESATTO"
Infuria la battaglia contro gli stereotipi che invadono l’italiano di uso comune. Uno di questi, come è notot, è "esatto". Lo sappiamo, tutti ormai rispondono "esatto" quando vogliono comunicare il loro assenso. L’uso è stato incoraggiato dai primi telequiz, dove per segnalare la risposta giusta si traduceva direttamente dall’americano "that’s right" o "that’s correct". Quindi non vi è nulla di fondamentalmente inesatto nel dire "esatto", salvo che chi lo pronuncia dimostra di aver appreso l’italiano solo dalla televisione. Dire "esatto" è come ostentare in soggiorno un’enciclopedia che notoriamente viene data in premio solo agli acquirenti di un detersivo.
Per venire incontro a chi volesse liberarsi da "esatto" faccio seguire una lista di domande o asserzioni a cui oggi s irisponde di solito "esatto", e metto tra parentesi il cenno di assenso alternativo che si potrebbe invece usare.
Napoleone è morto il 5 maggio 1821. (Bravo!) Scusi, è questa piazza Garibaldi? (Sì.) Pronto, parlo con Mario Rossi? (Chi parla, prego?) Pronto sono Mario Bianchi, parlo con Mario Rossi? (Sono io, dica.) Allora le devo ancora diecimila lire? (Sì, diecimila.) Come ha detto dottore, AIDS? (Eh sì, mi spiace.) Lei telefona a Chi l’ha visto per segnalare che ha incontrato la persona scomparsa? (Come ha fatto a indovinare?) Polizia: è lei il signor Rossi? (Carla, la valigetta!) Ma allora non porti le mutandine! (Te ne sei accorto, finalmente!) Lei vuole dieci miliardi per il riscatto? (E come mi pago il telefono sull’auto, se no?) Se capisco bene, hai firmato un assegno a vuoto per dieci miliardi e hai dato il mio nome in garanzia? (Ammiro la tua perspicacia.) Hanno già chiuso l’imbarco? (Vede quel puntino nel cielo?) Lei sta dicendo che sono un mascalzone! (Ha colto nel segno.)
Insomma, mi direte, lei ci sta consigliando di non dire mai esatto.
Esatto.>>
(Umberto Eco, "Il secondo diario minimo", Milano, 1992)

Ebbene, mi vengono spontanee alcune considerazioni di vario genere:

  1. il brano risale all’ormai lontano 1990 e risulta obsoleto nei riferimenti alla tecnologia (il telefono in macchina?!?!) e alla valuta… come passa in fretta il tempo!!
  2. nonostante sia un brano "datato", centra in pieno il punto: gran parte di noi fa, ancora oggi, un uso smodato della parola "esatto"… lo ammetto, io per prima rientro nella categoria. Ma giuro (e giurerò fino alla morte!) di non essere una seguace del Mike nazionale!! Quindi mi viene da pensare che il contagio si diffonda di generazione in generazione, non solo attraverso il tubo catodico. Quindi (forse per auto-scagionarmi) penso che non sia un comportamento da stigmatizzare, poichè è entrato a far parte dell’uso comune della lingua italiana! E la lingua, si sa, è un organismo vivo e in continua mutazione di cui bisogna accettare anche l’evoluzione che parte dal basso, non solo quella "accademica".
  3. se il mio professore di Letteratura Anglo-americana leggesse quanto appena scritto probabilmente proporrebbe la distruzione immediata dei registri su cui sono riportati i voti degli esami da me già sostenuti … prima di frequentare le sue lezioni, infatti, non avevo mai sentito parlare di questa "diatriba" e da allora ho preso coscienza che il "morbo dell’esatto" aveva contagiato irrimediabilmente anche me. Sono onesta, ho provato a togliermi dalla bocca questa parola, ma non c’è stato niente da fare… non ci sono sostituti che tengano!

E voi? Usate questa parola? Oppure siete così bravi da saperne fare a meno almeno nelle situazioni "ufficiali"?

Ai posteri l’ardua sentenza, esatto? Esatto!

… ma che noia! Ebbene sì, la mia "monotona" (?!)  vita da studentessa si movimenta occasionalmente quando mi tocca venire in università a lavorare… faccio la consulente per le future matricole. Poverine, arrivano con un’aria spaurita e così mi danno l’occasione di SPAVENTARLE ancora di più… ahahaha, sono un po’ sadica, lo so!
Ma poi non è vero, sono tanto buona e cerco di rassicurare tutti, nonostante la quantità imbarazzante di domande incredibili che mi vengano poste!!
Si resiste fino all’11…
… poi bastaaaaaa!
Mmm, non c’entra niente, ma guardate che bella quest’insegna!! Un nome, un perchè!! 

… sì, bella giornata di m…! Se questo tempo non migliora un po’ va a finire che cado in depressione!
E pensare che mi è addirittura venuta voglia di mangiare il MINESTRONE, ma ci rendiamo conto?!?! Considerando che siamo arrivati allegramente (e in un mare di sudore, date le condizioni meteo) al 3 Agosto, direi che suona un po’ strano… ma vabbeh!
Unica consolazione: le vacanze! Mi si prospetta almeno una settimana di sano fancazzismo marittimo… spiaggia, ARRIVOOOOOOO!
Calma però, ho ancora qualche giorno di altrettanto sano lavoro con un collega pseudo-pazzoide, ma simpatico… dopotutto cosa ci si potrebbe aspettare da un ingegnere?!? (mi attirerò l’odio di tutta la categoria, ma non importa…)
Uh uh… attenzione, mentre scrivo c’è stata una schiarita… il sole ha squarciato le nubi, ma sospetto si tratti solo di un miglioramento temporaneo… ma ora è giunto il momento di fare qualcosa di più costruttivo… quindi chiudo con un piccolo (forse un po’ lunghino, lo ammetto!!) riassunto delle qualità che un dott. ing. deve avere per diventare tale… BUONA LETTURA!

Tratto dal libro "Lavori socialmente inutili: ingegneri"

"PROPRIO COSI’ NOIOSI?

Siamo tutti concordi nel ritenere la simpatia una delle caratteristiche fondamentali di una persona, insieme all’intelligenza e alla bellezza (e al suo conto in banca).
Ma in un mondo dove, pronunciate con il giusto accento, le parole bello e furbo significano rispettivamente "pezzo di ciospo" e "bravo fesso", anche l’espressione "è simpatico" deve destare sospetto, se usata in due contesti particolari.
"Com’è quella ragazza?" – "Mah… è simpatica". In questo caso si indica, senza possibilità di malintesi, che la suddetta ragazza è irrimediabilmente un rospo.
"Ti presento un mio amico. E un ingegnere, però è simpatico". In quest’altro caso si intende implicitamente che la stragrande maggioranza degli ingegneri sono degli sfigati totali. E nell’immaginario collettivo, effettivamente, l’immagine dell’ingegnere non spicca per brillantezza. Egli è riconosciuto come un genialoide e ci si fida di lui ogni qual volta si prende un aereo, si sale su una funivia, si passa su un viadotto o dentro una galleria. Ma nella lista delle persone con cui si gradirebbe passare una serata, l’ingegnere viene poco prima del mostro di Milwaukee. Oltretutto è l’ingegnere stesso ad alimentare questa cattiva fama e a ritenere che la nomea di noiosissimo attribuita ai suoi colleghi (non a se stesso, si badi) sia del tutto meritata. Al punto che il metodo più rapido per far breccia nel suo cuore è dirgli "tu sei un ingegnere atipico".

Ma è tutto vero? Gli ingegneri sono realmente dei noiosissimi fanatici di motori a propulsione idrodinamica, o sotto la rude scorza di civili, elettrici, meccanici, nucleari e quant’altro si nascondono degli allegri simpaticoni ? E in che modo saper risolvere un’equazione differenziale di quarto grado li aiuta nella vita di tutti i giorni?

DA BAMBINO

Ingegneri si nasce o si diventa? Né l’uno né l’altro. Quello che conta è nascere in una famiglia della serie "mio figlio sarà un ingegnere e io farò di tutto affinché ciò accada". Apparentemente simile ai suoi coetanei, dunque, a uno sguardo attento il bimbo predestinato è riconoscibile da alcuni particolari. Il nome. L’ovvia osservazione che nessun "Gigi" o "Pino" sarà mai un importante dirigente d’azienda fa sì che il genitore avveduto programmi persino il nome del nascituro, che non viene scelto dall’elenco dei Santi, bensì da quello dei premi Nobel. Più il nome è altisonante e più importante è il personaggio, maggiori saranno le aspettative dei genitori.
L’educazione E’ una parte fondamentale del progetto "figlio ingegnere" e una delle più difficili da realizzare. Si tratta di far apparire interessante ed allettante una carriera da progettista alla Fiat. Un’opera propagandistica che, in quanto a fantasia, supera quella dei "comunisti che mangiano i bambini". La tattica è semplice: si tratta di incensare Ingegneria e contemporaneamente gettare fango su tutte le altre facoltà e professioni, con frasi del tipo: "Guarda com’è robusto e alto quel signore, Elvio; è senz’altro un ingegnere". "Dai cento lire a quel laureato in scienze politiche che chiede l’elemosina, Odoacre". "uuuh, Rinaldo, guarda che carina quella bimba. Da grande diventerà sicuramente la moglie di un ingegnere … " "Aleramo, fai il bravo, altrimenti chiamo l’idraulico! ".

Tra le mura domestiche verranno lette solo fiabe opportunamente modificate: Biancaneve e i sette ingegneri minerari, Cappuccetto Rosso e il Filosofo cattivo, Pollicino (con il rettore di Lettere nella parte dell’Orco). I papà più diabolici arriveranno anche a doppiare i film e il bimbo crescerà avendo come eroe l’Ingegner Rambo.

I giochi Mentre i bambini normali fanno le battaglie con i soldatini, l’ingegnerino all’età di due anni ha già ricevuto una confezione da 20 kg di Lego, il Meccano, il Piccolo Chimico e ha dovuto firmare una dichiarazione in cui si impegna, prima di richiedere altri doni, a trovare il punto di fusione dello stagno e a costruire una riproduzione del ponte di Brooklyn in scala 1:10. E se proprio riesce a convincere i suoi a regalargli un bambolotto, si ritroverà ad essere l’unico bambino della compagnia a giocare con "Big jim progettista", in giacca e cravatta e 24 ore in finta pelle. Al giorno d’oggi cambia la forma, ma resta la sostanza; niente Lego né Big Jim, dunque. Ma, quando tutti i bambini videogiocano con Lara Croft o Fifa 2000, l’ingegnerino passa le sue ore al computer a "divertirsi" con Autocad 14.

COME SALVARSI

Se vi chiamate Rubbia (di nome), se nella versione del Titanic che avete visto la colpa era di un cattivissimo architetto che aveva sabotato l’altrimenti magnifico piano dell’Ing. Di Caprio e se all’ultimo Natale vi hanno regalato un tecnigrafo, siete messi male. L’unica soluzione è far fuori mamma e papà. Del resto, il fatto che essi abbiano deliberatamente deciso di farvi perdere 5 diottrie e metà dei capelli entro i 24 anni, e di farvi passare il resto della vostra vita a progettare alberi a camme, costituirà sicuramente un’attenuante nel caso vi becchino.
Ma attenzione: pensate prima a come mettere in pratica il vostro proposito. Se vi vengono in mente soluzioni efferate, passi. Ma se pensate di collegare alla maniglia della porta del salotto un’asta a bilanciere che, innestandosi in un toroide genera un impulso elettromagnetico che manda un segnale radiocomandato a un braccio meccanico che agisce sul grilletto di un fucile a precisione…Se pensate tutto questo, lasciate perdere: l’opera di ingegnerizzazione è stata completata e non c’è più niente da fare."

… è il 1° di Agosto e, di solito, questa data profuma di vacanze: ci si riposa dopo gli ultimi esami della sessione e fervono i preparativi per l’imminente partenza. Quest’anno, invece, mi trovo a riflettere seduta davanti al monitor del mio pc, con addosso una calma e una malinconia degne di nota… mmm, ci deve essere qualcosa che non va!
Sarà colpa del tempo?
O forse del fatto che dovrei continuare a studiare e non ne ho assolutamente voglia?!
Beh, di sicuro questa non è la tipica giornata di piena estate che ci si aspetterebbe dal 1° di Agosto… infatti, nella Ridente Seregno il cielo è grigio e pesante di pioggia che attende di cadere per inzuppare il mondo, l’aria è umida, ma allo stesso tempo frizzante: rinvigorisce e risveglia il mio povero cervello, cotto dalle temperature record che si sono susseguite negli ultimi giorni.
Personalmente adoro questo tipo di clima, perchè, anche se sembra un paradosso, mi ricorda tanto il mare: si respira proprio quest’aria quando il tempo diventa brutto. Ecco, mi sembra di tornare indietro di anni, alle lunghe vacanze con i miei, quando, verso la fine di Agosto, il tempo cominciava a peggiorare e segnava la fine dell’estate e l’avvicinarsi dell’inizio della scuola. Insomma, quando la mia preoccupazione più grande era: "Oddio, finirò mai i compiti in tempo?!?"… che nostalgia! Purtroppo ora ho altri pensieri che mi ronzano in testa. Niente di grave, è naturale che crescendo ci si debba occupare di questioni un po’ più importanti della scelta del gelato da mangiare (anche se, ovviamente, questa è ancora una scelta che impegna seriamente le mie facoltà intellettive…)! E poi, senza le preoccupazioni e le sfide che la vita ci propone come faremmo a scoprire le nostre risorse nascoste?!


Mmm, credo di aver fatto un bel volo pindarico… dal clima al significato della vita in poche righe! Eheh, seguire il filo dei propri pensieri a volte può essere pericoloso: ci si smarrisce spesso e la via del ritorno non si lascia trovare con facilità! Sarà per questo che ora non ho più nemmeno un pizzico di voglia di studiare?! No no, la verità è che tutte le scuse sono buone, che strazio!
………….