Posted by picchiola82 under
Riflessioni Leave a Comment
Ho recentemente scoperto di far parte di quella nutrita schiera di individui che impazziscono quando non hanno nulla di concreto da fare, quando le loro giornate sono vuote e lasciate allo sbaraglio dell’inoperosità, quando non sanno più cosa leggere o cosa guardare alla tv per arrivare al momento di andare a dormire.
E anche quando arriva quel tanto agognato momento non è che l’inquietudine dettata dall’esubero di energie inutilizzate se ne va per lasciare spazio a una sana dormita. No. Al contrario, le loro notti sono agitate, piene di sogni angoscianti in arrivo direttamente dal passato (ma anche dal presente e dal futuro). Quando riescono a dormire, è ovvio. Tanti perdono il sonno, altri invece cadono in catalessi e dormirebbero sempre e ovunque.
Nei momenti più impensati riemergono tutte le nevrosi superate in anni di attenta autoanalisi, riaffiorano visi di persone ormai da tempo superate con la massima accelerazione lungo l’autostrada dell’esistenza, ritornano ricordi pessimi di momenti critici delle loro vite e sensi di colpa per errori commessi in tempi ormai molto lontani. A volte, per fortuna, il passato restituisce loro anche i migliori attimi delle loro vite, e questo è sicuramente quanto di meglio possa accadere in queste giornate.
Avere troppo tempo a disposizione è malsano per queste persone: iniziano a mettere in discussione qualsiasi cosa, dalla scelta di mangiare bistecca ed insalata per pranzo, al colore dei capelli ("Non sarebbe meglio un bel castano-ramato? Questo biondo-oro ormai ha fatto il suo tempo!"). Dall’abitudine di bere un caffè dopo pranzo, ai progetti di una vita intera. Dal proprio modo di fare con il prossimo, alle proprie capacità professionali (se ci sono).
La lista potrebbe continuare ancora per molto, ma la verità è che mi sono stancata di scrivere, quindi chiudo qui il mio intervento.
Già, perché l’inattività prolungata e forzata rende insofferenti agli sforzi e toglie la voglia di fare anche agli Stakanov dell’impegno costante.
Meno si fa, meno si vorrebbe fare, checché se ne dica.